ESTRATTO DA “ LECTIO MAGISTRALIS” SULL’ATLANTE DELL’ARTE CONTEMPORANEA (Giunti Editore _ Start Group Corporate Patron of the Metropolitan Museum of Art in New York, 2024 ) E IN PARTICOLARE SULLE OPERE DI FRANCO CARLETTI PRESSO LA GALLERIA DEI MIRACOLI IN ROMA

[….] Carletti cosa ha fatto, è andato a raccogliere tutte le lettere che aveva scritto il padre alla madre e che all’epoca era impegnato nella guerra mentre stava combattendo al fronte. Queste lettere sono state conservate all’interno di un baule e tantissimi anni dopo l’artista si è trovato di fronte a un patrimonio dell’anima in quanto in queste lettere ci sono tutti i sentimenti dei suoi genitori, le paure di un periodo difficile e complesso che però qualcuno aveva avuto la forza di mettere su carta con l’inchiostro.

E questa è una cosa bellissima perché l’artista, che ovviamente non è una persona qualunque ma qualcuno che riesce a capire e trasformare del materiale in arte anziché trascriverlo, fotocopiarlo, metterlo in un album o creare un archivio digitale, ha preso queste lettere e le ha applicate su una tavola, una tela facendole diventare un’opera d’arte.

Si è spesso parlato di “assemblage”, temine legato alle Avanguardie del Novecento quando tanti artisti utilizzavano questa tecnica. Pensiamo a Mimmo Rotella che utilizzava la tecnica del “decollage” prendendo manifesti cinematografici o pubblicitari e successivamente li scollava. Carletti invece ha fatto un lavoro opposto perché ha lavorato sulla cura, sulla pazienza, sul volere custodire qualcosa; quindi al contrario del “decollage”  di Rotella che voleva significare il disfacimento della materia, della notizia, della comunicazione, Carletti ha voluto preservare la comunicazione, la notizia e mettere in una teca ipotetica, immaginifica delle parole che non dovevano essere perdute né dimenticate.

Il fulcro, il centro di queste opere è proprio quello di custodire, di essere il bibliotecario di un sapere, di un amore che non merita di scomparire. Allo stesso modo però Carletti lo aveva già fatto con le opere precedenti che rappresentavano paesaggi senesi, paesaggi toscani meravigliosi che per fortuna in quella regione sono ancora così ma per quanto tempo ancora? Oggi la modernità impone sempre nuove costruzioni mettendo cemento ovunque e questo è stato spesso messo in evidenza da cantautori come Celentano con la sua Via Gluck. Quei paesaggi senesi che per adesso sono ancora così ma un giorno li riconosceremo grazie sì alle fotografie ma anche grazie alle opere di Carletti dando quindi valore alla memoria, a qualcosa che è impalpabile.

“Con il giorno della memoria” noi ricordiamo l’Olocausto, ma non c’è solo un giorno della memoria; Carletti infatti celebra il “suo” giorno che è quello degli affetti e del ricordo di ciò che lui non ha potuto vivere ma grazie a quella corrispondenza di sensi, di amore che c’è stata tra i suoi genitori, noi abbiamo l’artista, quindi il frutto di quell’amore, che ha incasellato, inglobato, inserito nell’arte qualcosa che era lettera ma non doveva diventare lettera morta.

Inoltre vediamo anche degli interventi fatti sopra queste missive che rappresentano un volo di uccelli perché  “In volo sulle lettere di mio padre” significa proprio che si può planare come un deltaplano, come un volatile che riesce a mantenersi leggero. Queste opere hanno una leggerezza assoluta e la carta con colori e cromatismi diversi  crea un effetto quasi rattoppato. Quanto sono belle le trapunte fatte con delle toppe come il costume di Arlecchino che ha un suo fascino proprio perché non nato in maniera artificiosa ma dalla cura di chi ha applicato toppa vicino a toppa, lettera vicino a lettera. E qui c’è un’armonia semplicissima perché questi, da lontano, sono sostanzialmente dei colori, dei rettangoli colorati e quindi un’opera astratta del linguaggio; queste lettere sono infatti scritte in italiano e quindi un ragazzo giapponese p.e non capirebbe nessuna di quelle parole ma vedrebbe solo dei segni, un alfabeto o, immaginiamo, un geroglifico. Noi vediamo la bellezza di quella calligrafia che significa infatti bella grafia e quindi abbiamo una bella grafia, una bella armonia, un cromatismo che si crea con il giustapporre una lettera vicino all’altra; possiamo allora volare con la fantasia, con il ricordo, con la memoria su qualcosa che non abbiamo vissuto personalmente ma che l’artista è stato in grado di consegnarci.